Perché vale la pena vedere Amori & incantesimi: la magia più potente è quella tra donne

Ci sono film che guardiamo per la storia, altri per l’atmosfera, per una fotografia, per una colonna sonora o semplicemente per il piacere di ritrovare, ogni volta, una scena che conosciamo a memoria. E poi ci sono film che, a distanza di anni, sembrano dirci qualcosa di nuovo. Practical Magic, arrivato in Italia con il titolo Amori & incantesimi, è uno di questi.

Foto: Pinterest

Uscito nel 1998 e diretto da Griffin Dunne, racconta la storia delle sorelle Sally e Gillian Owens, interpretate da Sandra Bullock e Nicole Kidman, due donne molto diverse cresciute dalle loro eccentriche zie Jet e Frances all’interno di una famiglia in cui la magia viene tramandata di generazione in generazione. A prima vista è una storia di streghe, maledizioni, pozioni, amori impossibili e notti trascorse a bere margarita, ma guardandolo oggi è difficile non accorgersi che la vera magia del film è un’altra: è la sorellanza.

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Sally e Gillian sono diversissime. Sally desidera una vita apparentemente normale, vorrebbe essere accettata, avere una famiglia e non sentirsi continuamente considerata una persona “strana”; Gillian, invece, è più ribelle, istintiva e libera, molto meno interessata a rispettare le aspettative degli altri. Il film, però, non chiede loro di diventare uguali e non racconta una sorellanza perfetta, priva di conflitti. Le due litigano, si feriscono, si allontanano, prendono decisioni diverse e a volte sembrano non riuscire nemmeno a capirsi, ma quando arriva il momento davvero importante ci sono l’una per l’altra. Ed è forse proprio questa la differenza tra una relazione perfetta e una relazione profonda: non l’assenza del conflitto, ma la capacità di ritrovarsi.

La loro storia mette al centro un tipo di amore che il cinema, soprattutto quello romantico, per molto tempo ha trattato come secondario: l’amore tra donne. Il film può essere raccontato anche come una storia d’amore, ma il suo cuore emotivo rimane il rapporto tra Sally e Gillian e la rete di relazioni femminili che le circonda.

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C’è poi la parola “strega”, che porta con sé una storia molto più grande di quella raccontata nel film. Per secoli la strega è stata associata alla paura, alla trasgressione, alla donna che sa troppo, che vive fuori dalle regole, che possiede conoscenze che non dovrebbe possedere e che, proprio per questo, non è facilmente controllabile. In Amori & incantesimi, invece, essere strega significa anche appartenere a una genealogia femminile: possedere una conoscenza che passa da donna a donna, dalle più anziane alle più giovani, e che non viene cancellata dal tempo.

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Le zie insegnano alle bambine, le donne più anziane custodiscono una memoria e le più giovani ricevono qualcosa che, un giorno, potranno a loro volta trasmettere. Prima di Sally e Gillian c’erano altre donne e prima ancora altre ancora: la loro storia familiare affonda le proprie radici nell’antenata Maria Owens, dando alla vicenda l’idea di una storia che attraversa generazioni. Ed è qui che la magia diventa una metafora potentissima, perché tutte noi, in qualche modo, veniamo da qualcuno e ereditiamo molto più di quanto immaginiamo: frasi, paure, abitudini, ricette, gesti, convinzioni, silenzi e ferite, ma anche forza, intuizioni, conoscenze e forme di resistenza.

Le nostre antenate non sono soltanto fotografie dentro un album. Sono una parte della storia che ci ha portate fin qui e, anche quando non sappiamo quasi nulla di loro, qualcosa del loro modo di stare al mondo può essere arrivato fino a noi. Practical Magic trasforma questa idea in una storia di streghe, ma sotto la superficie racconta qualcosa di molto concreto: ciò che una generazione di donne riesce a trasmettere alla successiva.

E forse possiamo leggere anche la “coven”, la congrega delle streghe, come la metafora di una comunità femminile in cui le donne si ritrovano, si ascoltano, si proteggono, si insegnano qualcosa e si ricordano reciprocamente chi sono. Non serve credere nella magia per capire questa immagine. Una coven può essere una sorella, una madre, una nonna, una migliore amica, una collega che ti apre una porta, una donna più grande che ti insegna qualcosa senza farti sentire inferiore o una persona che arriva quando stai attraversando un momento difficile e non cerca di aggiustarti, ma semplicemente rimane.

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Ed è proprio qui che il film diventa sorprendentemente attuale, perché ci invita a riflettere su quanto dovremmo lavorare di più sulle relazioni tra donne. Siamo state educate moltissimo alla competizione: chi è più bella, chi è più desiderabile, chi ha più successo, chi ha la relazione migliore, chi è più giovane, chi è più brava, chi viene scelta, chi arriva prima. E mentre continuiamo a confrontarci, rischiamo di dimenticare una cosa semplicissima: potremmo anche aiutarci.

Potremmo raccontarci ciò che abbiamo imparato, fare spazio alle altre, smettere di considerare una donna più grande una minaccia e iniziare a riconoscerla come una possibile fonte di esperienza, così come potremmo smettere di guardare una donna più giovane come una rivale e pensare invece a ciò che possiamo trasmetterle. Potremmo parlare molto di più delle amicizie femminili non soltanto come qualcosa di piacevole o di “carino”, ma come relazioni fondamentali nella costruzione della nostra identità e del nostro modo di attraversare la vita.

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Una donna che ha accanto altre donne non necessariamente ha bisogno di essere salvata. A volte ha bisogno soltanto di essere ricordata: ricordata del proprio valore, della propria storia e della propria forza. E forse la sorellanza non dovrebbe significare creare una nuova versione della donna invincibile, quella che deve essere sempre forte, autonoma e capace di affrontare tutto da sola. Dovrebbe significare anche poter dire “non ce la faccio da sola” e trovare qualcuno che risponde semplicemente: “Va bene, ci sono io”.

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È questa una delle idee più belle che attraversano Amori & incantesimi: la forza non consiste nel non avere bisogno di nessuno, ma nel sapere di poter contare sulle persone che amiamo. Le protagoniste hanno paura, sbagliano, soffrono, si innamorano delle persone sbagliate, perdono e hanno bisogno l’una dell’altra. La loro forza nasce anche dalla possibilità di essere fragili senza essere giudicate per questo.

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E allora forse vale la pena riguardare questo film oggi perché siamo sempre più consapevoli di quanto abbiamo bisogno di comunità e perché Practical Magic ci ricorda che non tutto ciò che ci salva deve essere romantico. A volte è un’amica, una sorella, una zia, una nonna, una figlia o una donna incontrata per caso. A volte è una telefonata alle tre di notte, una tavola intorno alla quale ridere, una persona che ti dice la verità quando non vuoi sentirla o un gruppo di donne che, invece di chiedersi chi sia la più forte, decide semplicemente di tenersi insieme.

Questa è la magia più concreta del film: non gli incantesimi, non le pozioni e nemmeno la maledizione, ma la possibilità di costruire relazioni in cui le donne non devono continuamente competere per avere spazio. Possono fare spazio, possono tramandare, proteggere, insegnare, sbagliare insieme, ridere insieme e piangere insieme; possono diventare, l’una per l’altra, una casa.

Forse è proprio questo il messaggio che Amori & incantesimi ci lascia dopo quasi trent’anni: la magia che ereditiamo dalle donne prima di noi non serve soltanto a ricordarci da dove veniamo, ma anche a decidere che cosa vogliamo trasmettere a quelle che verranno dopo.

E se esiste una forma di stregoneria che vale la pena praticare ancora oggi, potrebbe essere proprio questa: imparare a prenderci cura delle relazioni tra donne, coltivarle, proteggerle, renderle più profonde e non avere paura della forza delle altre. Perché quando una donna cresce, non è necessario che un’altra diminuisca. Quando una donna trova la propria voce, non deve necessariamente togliere spazio a quella di un’altra. E quando più donne smettono di guardarsi come rivali e iniziano a riconoscersi come alleate, forse succede qualcosa di molto simile alla magia.

Non quella dei film. Quella vera.

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