Il tempo di guardarsi dentro

Della moda mi sono innamorata piú o meno a 16 anni, ma forse anche prima, complice Moda, una bellissima rivista che oggi purtroppo non esiste piú e che magari alcune di voi ricorderanno. I colori di quelle ragazze messe sulla carta patinata, perfette e glamour come bambole vestite a feste, mi fecero impazzire. Non solo. Fu chiaro in un lampo che nella vita mi sarei occupata di moda, anche se allora non sapevo bene come. Poi sono cresciuta, ho iniziato a lavorare in televisione, ho portato a casa una laurea in psicologia, dono diventata mamma, ho messo il naso nel mondo del web, ho creato tre siti che sono un po’ come i miei figli e ho scoperto di essere immensamente felice. Sono reduce da un fine settimana di super lavoro e come ogni donna in carriera posso dire, che ormai so clonarmi da sola e organizzare il mio tempo al meglio. La giornata continua ad avere 24 ore, ma a volte ne ha anche 36 e nulla importa, va bene cosí.

Foto: Zen

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Adoro il digitale e trovo che Instagram sia una gran bella invenzione, ma purtroppo non sono prettamente figlia di questo tempo e devo dire che la velocitá con la quale viviamo, soprattutto i rapporti, non mi lascia indifferente. Mi viene la nausea quando qualcuno mi chiede:”Come stai?”e poi non ha tempo e interesse per sentire la risposta. E devo dire che lo faccio pure io, ormai presa da automatismi che non sono neppure miei, ma che adotto per sopravvivere. Per fortuna qua e lá ha il sopravvento la mia indole da psicologa che mi fa fermare, riprendere il diario e la stilografica per scrivere (che donna d’altri tempi vero?), mi fa alzare il naso dallo schermo del computer per rendermi conto che stiamo vivendo un autunno spettacolare, con colori rubati ai film di Hollywood e con tutta la nostalgia delle foglie tinte di rosso, segno di cambiamento nella natura, ma anche dentro di noi. Un nuovo ciclo quindi, che come ogni anno mi coglie impreparata, ma anche vogliosa di nuovi inizi e nuove sfide, perché senza cambiamento non si evolve e quindi ben venga affrontare sfide e decisioni che ci fanno uscire dalla nostra zona comfort.

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E cosí qua e lá mi ritrovo a passeggiare per qualche cittadina semi abbandonata o in mezzo alla natura, magari con un buon libro in mano, o in compagnia della mia bambina Sofia. É proprio lei, coi suoi occhi grandi e pieni di domande, ad aprire porte che neppure conosco, a farmi entrare nel meraviglioso mondo delle favole per scoprire, ancora una volta, che in ognuna di noi c’é una bellissima bambina e ogni tanto vale anche la pena ascoltarla. Mi ritrovo incantata da questa vita che dentro di sé ha qualcosa di magico: uno scrigno di Pandora pieno di segreti da rivelare, che profuma di buono, che ha un non so che di familiare e rassicurante, come l’abbraccio dell’uomo che ami. Ne parlo con le amiche, che di certo non sono tantissime, ma sono quelle giuste, e indago sui loro sentimenti, sui cambiamenti e le emozioni, per cercare di capire se si ascoltano, se si sentono, se si amano cosí come dovrebbe essere.

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É tutto un fuggi fuggi di caffé e strette di mano, ma ogni tanto so anche fermarmi. Lo faccio per notare la fortuna di vivere attaccata al mare, con l’odore della salsedine che con il freddo comincia a pungere, con le nuvole bianchissime che la bora sa spazzare via in pochi minuti, con il rumore delle barche che il mare prima culla, poi scuote e poi riprende nel suo immenso abbraccio. Mi fermo. É tutto un vortice di suoni e profumi, che iniziano giá alla mattina, con la mia tazza di caffé e proseguono fino alla sera, tempestandomi di stimoli e facendomi sentire cosí viva. Penso a mia madre, che oggi ha 80 anni, alla sua vitalitá, a questo legame infinito tra noi donne, che sappiamo donare la vita e che, purtroppo, troppe poche volte sappiamo darci una mano. Ma qualcuno un tempo disse, che di certo non siamo sulla terra per cambiare gli altri, quanto piuttosto per lavorare su noi stessi. Quindi mi rimbocco le maniche e cerco di migliorare dove ancora pecco, di levigare qualche angolo spigoloso, di perdonare e dimenticare piú spesso, di ridere di piú. E vi invito a fare lo stesso.

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Spero sappiate vedere ció che vi sta accanto e spero sappiate fermarvi, anche se solo per qualche minuto, per lasciarvi trasportare dall’euforia della vita. Che a volte sa passare troppo in fretta e sarebbe un peccato non coglierla.

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