Care lettrici, cosa desiderate?

Mi sa che ho la sindrome bipolare. L’ho scoperto casualmente, leggendo la lettera mandata da una donna a un famoso giornale di moda e la psicologa le ha candidamente risposto:”Ma lei é un tipico esempio di sindrome bipolare!”. Ecco, ho pensato, allora dovrei andare dalla psicologa pure io, anche perché il fatto di essere io stessa psicologa, tante volte non mi aiuta per niente. Trovo davvero complessa la societá nella quale viviamo e ancora piú complessi gli individui che ne fanno parte. Mi sa che non sappiamo dove andare e tanto meno sappiamo cosa volgiamo, ma ció che é ancora piú importante é che abbiamo troppi ruoli sulle spalle, il che a volte é come recitare in sei film contemporaneamente. A dire il vero il mondo del cinema mi piace molto, ma magari far ridere in una commedia, piangere in un dramma, paura in un horror e simpatia in una sit com, non é poi tanto facile. Soprattutto quando le trame si svolgono contemporaneamente.

Foto: Zen

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Noi donne siamo davvero complesso. In testa abbiamo un casino e la vita segue questo mood. Non c’é proprio nulla da fare, non siamo limpide come gli uomini, che quando sentono una domanda semplice (che poi é tutto, tranne che semplice) del tipo:”Come stai?” Ti rispondono che stanno bene e lo pensano pure. Noi no. Rispondi “bene”, perché vorresti che uno ti legga il pensiero e come una sorta di chiromante interpreti il groviglio di pensieri che hai in testa e che ormai sono diventati come i rovi che imprigionano la Bella addormentata nel bosco: semplicemente non ci esci piú. Beh, peró in fondo la fiaba parla anche di un principe abbastanza tenacia da arrivare sin da te con la spada e liberarti dal sortilegio. Con un bacio, ovviamente. Forse sarebbe piú facile mettere se stesse al primo posto e magari ogni tanto far sapere che purtroppo abbiamo bisogno di un break e in questo, forse, non c’é nulla di male.

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La mia migliore amica é partita per New York, che poi é la mia cittá. A casa ha lasciato due bambini e il marito. Dieci giorni di shopping, risate con gli amici che l’hanno accompagnata, cucina americana e vai…questa sí che é libertá. Quando lo dice in giro la guardano come se fosse aliena, io invece la capisco. A volte ci vuole. Non solo. A volte é anche lecito e molto, ma molto terapeutico. Mi sarebbe piaciuto molto seguirla, ma con il lavoro mica ce la faccio. E poi, hmmm, blatero molto ma non sono capace di lasciare Sofia a casa, non ce la faccio proprio, sono una di quelle mamme matte che si attaccano come cozze e fino a che la bambina non mi fa capire che ha voglia di stare per due ore da sola a registrarsi il Tik Tok in santa pace, beh, io sono lí, a portata di mano, perché non si sa mai. Poi peró nel cervelletto mi si formula una domanda, prima buona buona, poi un tarlo, poi un rinoceronte imbufalito, alla fine esplode.  Ma per me c’é qualcuno?

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La risposta é sí, per fortuna c’é, a volte proprio incondizionatamente e con la facoltá di leggere il pensiero, come piace a me. Allora mi dico: alcune persone si trovano e poi non si lasciano piú. É una fortuna e a volte proprio una benedizione. Ma ció non toglie che la sindrome bipolare rimane un dubbio che mi tormenta, perché una volta vorrei bianco e dopo un’ora nero, perché a volte faccio pensieri oscuri e poi magicamente mi riprendo, perché ho sempre l’impressione che dentro di me ci sia qualcosa che non conosce nessuno, neppure io. Per fortuna che le amiche mi tranquillizzano, dicendomi che sono cosí anche loro e che a volte é davvero meglio restare sole, giusto il tempo di ritornare normale, e se questo vuol dire prendersi e andare a New York, beh, ben venga. Magari adesso vi sorgerá il dubbio che, forse, il mondo non capirebbe, ma io vi giro un’altra domanda: e a voi cosa importa?

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L’evoluzione di noi donne é, ai miei occhi, un qualcosa di estremamente affascinante. La societá ci porta a rispondere in maniera giusta alle richieste che ci vengono fatte, che non sono solo richieste di maternitá e accudimento dei figli e del partner, ma anche richieste legate al mondo del lavoro. Diventando queste ultime sempre piu elevate, si elevano anche i rischi ai quali siamo sottoposte. Uno di questi é legato alla perdita di noi stesse e delle nostre effettive esigenze, all’incapacitá di stare dietro ai nostri bisogni, anzi, direi proprio all’incapacitá di percepirli e di dar loro la giusta importanza. Si mettono da parte, si fa finta di niente, si va avanti, perché “non si puó”, “non c’é tempo”, “non é lecito”. Devo dire che i motivi non sono neppure tanto importanti, importa piuttosto il risultato, che é sempre lo stesso: le donne zittiscono l’intuizione e le vocine interiori.

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Sará che nella vita non so molte cose e spesso mi sento confusa e alienata in una societá che calpesta un po’ tutti. Ma se chiedo a me stessa: “cosa vorresti?”, conosco la risposta: piú tempo per me e per le cose che amo fare. Quindi, cari miei, adesso mi metto la tuta, mi butto sul divano, mi faccio fare un caffé e mi metto a leggere un romanzo d’amore.

2 Comments

  1. Anna

    ……Ben fatta cara Lorella…….e ti consiglio una bella lettura di Anthony Trollope!

    Anna

    • Lorella Flego

      Grazie Anna! Lo faró!

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