Come diventare più empatici

Se c’è una qualità che di questi tempi sta acquisendo sempre piú importanza, questa è l’empatia. Conosciuta come la semplice capacità di comprendere gli altri, l’empatia è in realtà molto di piú. Potrei dire che si tratta di un processo anche complesso e non comune a tutte le persone, che richiede di aprire la mente e comprendere ciò che non si condivide. A volte anche ciò che non si capisce, o che magari neppure tolleriamo. La cosa buona tuttavia, è che ci si puó allenare a diventare piú empatici, mettendo al primo posto l’ascolto. Semplice? Mica tanto. Siamo talmente abituati a parlare e dare opinioni – spesso non richieste, basti pensare ai social media, che non sappiamo piú sentire e ascoltare. D’altro conto il mondo che ci sta accanto è pieno di rumori inutili che facilmente ci distraggono, togliendo l’attenzione dalle cose che contano veramente. Tra queste la capacità di percepire le persone per ció che sono nel loro profondo.

Foto: Zen

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A volte è molto difficile essere empatici con gli altri, e ciò succede quando si manifestano il dolore e la delusione. Queste emozioni negative sono molto più forti della sensibilità, ed è per questo che si perde la prospettiva giusta e l’empatia necessaria. È possibile imparare ad essere empatici, ma bisogna sforzarsi e praticare l’osservazione, l’ascolto attivo e la comprensione. Chi trova difficile comprendere gli altri è solitamente una persona egocentrica, che difficilmente riesce a cambiare prospettiva; mettersi nei panni degli altri non è semplice, ma è necessario per la nostra crescita personale. L’osservazione è uno dei passi più importanti dell’empatia, soprattutto lo studio dei comportamenti non verbali. È possibile che una persona dica qualcosa, ma che il suo linguaggio non verbale stia comunicando un’informazione del tutto diversa. Analizzare i gesti e i movimenti del proprio interlocutore può essere molto utile, poiché riflettono le sue emozioni e i suoi sentimenti più profondi.

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Non condividere un comportamento non implica giudicare l’altro, bensì capirlo, aprire la propria mente e permettere all’altro di entrare. Rispettare un determinato comportamento e comprenderlo, anche se non si è d’accordo. Ne parlavo l’altro giorno con un amico scrittore, stavano commentando la libertà che ci danno i social media, che se da una parte fa bene, dall’altra tira fuori il lato più buio delle persone. Molti infatti si permettono di offendere le persone, anche con pareri inutili e non richiesti, con la scusa che tutti possono dire tutto. “Ci vorrebbe una patente anche per comportarsi sui social media e se sgarri, toh, ti danno la multa” ha detto il mio amico. Estremo, ma in effetti non sono completamente contraria, anzi. Per empatizzare, è sufficiente cominciare ad osservare, mettere da parte il proprio io, il proprio punto di vista ed iniziare a guardare il mondo con occhi diversi.

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Forse Augusto Cury è colui che, con due semplici frasi è riuscito a catturare meglio in senso e l’importanza dell’empatia:

La capacità di mettersi nei panni degli altri è una delle funzioni più importanti dell’intelligenza. Dimostra il grado di maturità dell’essere umano.

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