In fondo, siamo un po’ tutte streghe

Rinasco comodamente seduta soot alle fronte di questo albero autunnale. Le foglie stanno cambiando colore e il vestito fa rumore, adagiato su un tappeto che frigge, come direbbe mia figlia. Sembrano foglie croccanti, uscite da una padella di uno chef magico, mi fanno sorridere, perché le trovo cosí intensamente belle e cosí splendidamente malinconiche.

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

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Questo giardino incantato é il mio posto preferito. Una panchina che profuma di umiditá, le piante selvatiche che vi si arrampicano intorno, un sentiero ora quasi nascosto e mangiato dalla vita, un tunnel che porta chissá dove, ormai sepolto dai rovi. E ogni volta mi chiedo quale sará mai la storia di questo posto. Mi infonde pace e nelle mie lunghe camminate con Beatrice, la mia cagnolina, mi piace fermarmi qui. A volte la sosta é breve, ma solo perché vengo cacciata via dalle zanzare, altre invece non c’é proprio nessuno a disturbare il ritmo dei miei pensieri. Io e il mio respiro. Io e gli occhi che scrutano lontano, alla ricerca delle fate del bosco, che un tempo io e Sofia ci divertivamo a rincorrere. Non che ora non ci siano piú, é solo che abbiamo un po’ perso l’abitudine di cercarle.

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

La mia é una tribú femminile e nelle donne credo piú che in ogni altra cosa. Mia mamma, le mie amiche, le colleghe di lavoro, le mie zie, mia figlia. Siamo tutte femmine, con le nostre Lune e le innumerevoli sfumature caratteriali che alla fine solo l’amore puó cogliere. Seduta qui sotto mi sento non solo a mio agio, ma anche al sicuro. Levo la maschera che mi protegge dal mondo e mi sento libera nella mia semplicitá. Alzo il naso per scorgere piccoli pezzi di cielo. Mi sembra un puzzle azzurro che fa capolino tra le fronde degli alberi. Il cuore batte forte e completa questo incantesimo in mezzo al bosco, sembra il ritmo di un tamburo che si fonde con quello della natura.

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

In questi giorni non ho molta voglia di parlare con il mondo. Ho voglia di stare con me stessa e con ansia aspetto i fine settimana senza telefono e con il tempo dilatato, in cui mezza giornata si trasforma in un giorno intero e le cose cominciano ad avere un altro senso. Mi sono ripromessa di chiamare le amiche che non ho sentito a lungo, ma per uno strano gioco di telepatia mi chiamano loro. Ci diciamo tutto e niente, ma forse l’importante é solo far sapere che ci sei, sempre e comunque. In fondo, siamo un po’ tutte streghe. Siamo in attesa di una nuova rinascita, che coincide con la morte del Sé vecchio: come le foglie rosse ci spogliamo di tutto in attesa di una nuova catarsi.

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

In autunno si muore un po’. Ma forse lo si fa in piú momenti della vita. Nelle nostre transizioni, nei cambiamenti che affrontiamo difficilmente, nei litigi, nelle separazioni, nei divorzi, nei processi di crescita, che ti fanno diventare prima figlia, poi mamma, infine nonna. Ma dentro di te, sei sempre bambina. Lo vedo con mia madre, che non perde un attimo per chiedermi della nipotina e a volte la sgrido proprio, perché non mi piace aver perso lo status di figlia. Non mi piace non poter piú stare sulle sue ginocchia e raccontarle quello che mi accade. Lo so, magari sono anche egoista, ma qua e lá pretendo di stare al prima posto.

Foto: Zen, abito Sonia Pena dall’atelier Qualcosa di Blu di Trieste

Se potessi porterei a casa questa radura, con tutte le emozioni con le quali coincide. Eppure c’é un qualcosa di straordinariamente magico proprio nel venire qui, lontano da tutti, per sentire il rumore del bosco. E io, come una fata in mezzo agli alberi, so di essere a casa.

2 Comments

  1. Anna

    ….Sofia…..non deve rincorrere le fate…..perchè ne ha già una…..splendida e magica……..e sei tu!

    Concordo,..siamo tutte un po’ streghe noi donne,verissimo!

    Pensa che nella notte di Samhain…mi ci trovo benissimo,………..

    felice inizio settimana,

    Anna

    • Lorella Flego

      Hai proprio ragione Anna. E poi é bellissimo essere donna, strega o fata, non fa molta differenza. C’é un po’ di tutto in ognuna di noi. Un abbraccio e buona serata! xoxo

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