Pensieri d’estate

In questa mattina di agosto mi sono svegliata con il ricordo annebbiato di Martina, la mia vicina di casa d’infanzia, perennemente debole e ammalata, ma con lo sguardo nocciola vispo e vigile come tutti i bambini di quell’età. Me la ricordo cosí, tremendamente esile e con un odore strano, dato dagli antibiotici e dalle mille pastiglie che quotidianamente doveva prendere, quelle che le avevano già mangiato i denti, ma il suo sorriso strampalato mi piaceva da morire e pi Martina era sempre lí per me, la vicina della porta accanto, quella con cui giochi a tutte le ore e che suona il campanello in ciabatte. Col tempo ne ho perso le tracce, fino alla notizia della sua morte, avvenuta ormai qualche anno fa, una tragedia per la famiglia e per chi ha avuto la fortuna di conoscere quello scoiattolo minuto, che nel cuore e nell’anima combatteva una guerra da giganti.

Foto: Zen

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Non so perchè Martina mi sia venuta in mente, ma nel giardino di casa è passato un refolo d’aria e mi ha portato questo pensiero. Nulla è casuale, magari era la sua manina ad accarezzarmi, mentre stavo seduta sullo scalino a contemplare i colori del sole. E questi pensieri portano sempre anche la volubilità della vita, il suo essere rapido e leggero e non ce ne rendiamo mai conto pienamente, sempre presi a occuparci di tensioni e problemi che non contano per nulla. Conta invece l’attimo, quell’attimo sereno, semplice e perfetto che sa definire l’anima e in un millesimo di secondo trova anche la chiave per curarla. In fondo siamo tutti vasi rotti e pieni di cicatrici, anche se non lo ammettiamo, il nostro percorso è un avanzare rapido verso la meta, cadendo e facendoci male, rialzandoci un sacco di volte, perchè abbiamo l’occasione per farlo, ma anche questo lo diamo per scontato. Come disse un anonimo:

Se non ti arrampichi, non puoi cadere. Ma vivere tutta la vita sul terreno non ti darà gioia.

Trovare le piccole cose che rendono sereni dovrebbe essere l’ultima missione di tutti noi e anche quella piú importante.

Foto: Zen

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A volte mi metto a girare il mondo con l’obiettivo di trovare me stessa. O per lo meno di placare le ire dei miei pensieri, spesso insofferenti nei confronti di persone e situazioni, alle quali dovrei chiaramente dire di no, ma per educazione mi trattengo. E cosí mi ritrovo intrappolata in una spirale di finta gentilezza, che calpesta i miei valori, favorendo quelli degli altri. E quando mi stufo prendo armi e bagagli e semplicemente parto. Ma a volte il viaggio non serve, la chiave per stare sereni è nascosta nel cuore, non c’è neppure bisogno di faticare per trovarla, basta rendersene conto, respirare e inondare noi stessi di luce. Magari quella del tramonto, che in questi giorni assume le tonalità più selvagge del rosso e dell’arancione, come a ricordarci che la natura è e rimane uno spettacolo, un teatro all’aperto pensato per tutti, ma per un gioco del destino lo vediamo in pochi. E cosí mi fermo, respiro, cerco una forma strana in una nuvola passeggera, oppure un volo di gabbiano pronto a lasciarmi una piuma. Come conferma, che oltre a noi c’è un mondo di anima che non vediamo, ma:

L’essenziale è invisibile agli occhi

ripeté il Piccolo Principe, per ricordarselo.

Foto: Zen

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In età adulta io e Martina non abbiamo neppure preso un caffè. La vita è semplicemente andata avanti, sbrogliando un nodo fatto durante l’infanzia, del quale è rimasto solo un tenero ricordo. In quell’appartamento si sono cambiati un sacco di vicini, ma nessuno mi è mai stato simpatico come lei. E oggi, chissà, magari è passata a salutarmi.

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