Quando la felicità sta appesa a un filo

A volte la felicità sta appesa a un filo. Lo dondoli un po’ troppo e inaspettatamente si rompe. Rimani a bocca aperta, perchè non te l’aspettavi, ma forse non è nell’animo umano prevedere le cose e tanto meno rimuginare troppo su quello che si ha. Ne parlavo giorni fa con un amico psicologo: è perfino incredibile quanta forza sappiamo dare ai pensieri negativi, creando scenari apocalittici che non si manifestano praticamente mai, mentre ignoriamo completamente le cose belle che ci accadono. Non solo: quando raggiungiamo una meta, per quando grande o piccola essa sia, bisognerebbe festeggiare, cosa che pochi fanno. Di solito ci concediamo qualche ora o una giornata e poi troviamo già un sentiero nuovo da percorrere.

Foto: Zen

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Da qualche parte devo aver letto che quando a casa passiamo davanti a uno specchio, sarebbe bene non solo sorridere, ma anche abbracciarci. Certo se abbiamo qualcuno che possa farlo realmente va anche meglio, ma l’abbraccio che diamo a noi stessi ha comunque un potere magico, ipnotico e molto catartico. È bello sapere che dentro a noi ci sono un’infinità di chiavi pronte ad aprire universi sconfinati; un po’ meno bello è sapere che, molte volte, non sappiamo proprio trovarle. Ma scritto questo mi sorge un altro dubbio: in realtà le cerchiamo?

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Guardo la città piena di luci, con un babbo natale gigante e con tanto di renna luminosa in mezzo al parco. Ci sono i bambini con il naso all’insù che lo ammirano e le famiglie tranquille, che finalmente riescono a prendere un po’ d’aria. Chi l’avrebbe mai detto, che una cosa tanto normale quanto fare una passeggiata a dicembre, magari per vedere le vetrine, bere una cioccolata calda, o fare sogni e programmi su cosa fare, dove andare e cosa progettare il prossimo anno, sarebbe diventata un vero lusso. Eppure, ritrovare le cose alle quali siamo sempre stati abituati, ha un fascino quasi retrò, come quando entri in un negozio che vende maglioni e scopri che sono veramente fatti a mano, da qualche vecchietta del paese.

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A volte le cose ci sono e stanno pure davanti agli occhi, vivide e felici, con tutti i colori della vita, ma siamo noi a non vederle. E la felicità che così spesso cerchiamo, è appesa a un filo tanto sottile, quanto è la nosra noncuranza nei suoi confronti. Pensare che tutto è dovuto è una grande malattia del nostro tempo e forse non ha cura. Eppure. Nelle luci fioche e intermittenti che adornano il mio albero di natale, ritrovo la serenità dei miei dieci anni, quando andare a fare una gita era un’avventura che capitava una volta all’anno e non c’era nulla di strano nel girare senza telefono, computer, o avere una casa senza lavastoviglie. Anzi, ricordo mia madre e questo grande acquisto che lavava i piatti da solo, ma quando la accendevi saltava per tutta la casa e arrivava fino alla porta della cucina, non facendoci più entrare. Sarà per quello che adoro lavare i piatti e a volte mi viene in mente, che potrei stare anche senza luce. Quando ero piccola l’elettricità se ne andava spesso e mamma tirava fuori un sacco di candele. Ma era un’avventura, un ottimo motivo per raccontare favole e osservare il viso al buio, mentre prendeva forme diverse.

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Poi tutto è cambiato, gradatamente, portando una nuova vita, nuove abitudini e un nuovo modo di pensare. Non sono nostalgica, amo troppo il mio tempo per voler vivere nel passato, ma ho un grande desiderio per noi e per il mondo. Che tutto vada bene e che vada bene presto.

2 Comments

  1. Anna

    Eh anch’io da piccola adoravo le candele ……saltava spesso la luce….e per me era una festa…..ogni volta che mia mamma accendeva delle candele ……le nostre ombre sulle pareti…che bello!

    Avevo un diario dove scrivevo i miei pensieri,incollavo foto di attori,cantanti ritagliate da riviste varie (Tom Cruise aveva la meglio su tutti!),….scrivevo lettere su carta fiorentina …….Non avevo smartphone,pc………..i libri erano il mio mondo (lo sono ancora),….soprattutto quello magico delle fiabe,dei fumetti,……………
    Poi adoravo preparare dolcetti………con il mio manuale di nonna papera (tu ce l’avevi?)……

    Un forte abbraccio,
    Anna

    • Lorella Flego

      Che bei ricordi cara Anna! Sai che io ricordo un libro per i boyscout di mio fratello, una cosa tipo Giovani Marmotte! Che tempi! Peró era tutto comunque bello, diverso da oggi e le candele…quelle non le dimenticheró mai! Un abbraccio e grazie, perché sei sempre presente!

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