Gennaio e il tempo del silenzio

Gennaio non è un inizio. È una soglia profonda, silenziosa, nel cuore dell’inverno.

Foto: Zen

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La luce è fragile, il freddo resta addosso più a lungo, e l’energia sembra muoversi con parsimonia. La natura non spinge, non accelera, non pretende. Si ritrae. Eppure è proprio in questo mese che ci viene chiesto di ricominciare, di progettare, di migliorare, di diventare una versione nuova di noi stesse. Come se il ritmo naturale delle cose fosse stato dimenticato.

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L’inverno è la stagione dell’interiorità. È il tempo in cui la vita rallenta, si raccoglie sotto la superficie, si prepara senza mostrarsi. Nulla nasce nel terreno gelato, ma tutto si custodisce. È un tempo che non ama il rumore né le spiegazioni. Accanto al mare, gennaio è ancora più vero. Il mare d’inverno non consola. È vasto, freddo, di un blu profondo che sembra non finire mai. Non cerca attenzione, non seduce, non promette. Esiste. E nel suo esistere spoglia tutto il superfluo.

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Il vento sulla costa è tagliente. Arriva fino alle ossa, senza chiedere permesso. Porta via i pensieri, li scompone, li trascina come nuvole scure sopra l’acqua. Poi, all’improvviso, si placa. Per un istante tutto si ferma: il mare rallenta il respiro, il corpo si rilassa, la mente diventa più chiara. È in quei brevi momenti di quiete che si sente davvero dove si è.

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Davanti al mare, i pensieri arrivano da soli..Non chiedono risposte, non cercano soluzioni. Si presentano così come sono: più lenti, più pesanti, più sinceri. L’inverno non distrae, invita ad ascoltare. Se stesse. Le proprie stanchezze. Le parti di noi che chiedono riposo, non cambiamento. Per molte donne, il periodo delle feste non è stato riposo. È stato impegno, organizzazione, presenza continua. Tenere insieme tutto, rendere ogni cosa bella, accogliente, perfetta. Gennaio arriva come una resa necessaria. Il corpo sa. Sa che la stanchezza non è un difetto, ma un segnale. E soprattutto, sa che non c’è nulla di cui scusarsi.

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Con il tempo — soprattutto nella maturità — si impara a riconoscere i cicli. A capire che la forza non è costante, che il silenzio è parte della crescita, che rallentare non significa perdere terreno. Come il mare d’inverno, che si ritira per tornare diverso. Quando a gennaio manca la motivazione, non è un fallimento. È l’inverno che sta facendo il suo lavoro.

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Questo è il mese per andare dentro. Per accettare giornate corte e pensieri lunghi. Per il calore di una tazza tra le mani e l’aria fredda sul viso. Per lasciare che il tempo non produca nulla, se non presenza. La primavera arriverà senza che la si chiami. Il mare lo sa. E nel suo blu più profondo ci insegna una cosa semplice e antica: prima di rinascere, bisogna sapersi fermare.

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