A 50 anni non hai bisogno di più tempo per gli altri
C’è un momento nella vita di una donna in cui accade qualcosa di quasi impercettibile. I figli hanno ancora bisogno di lei, ma non nello stesso modo di prima. La casa continua ad avere le sue esigenze, il lavoro continua a chiedere attenzione, il compagno, se c’è, ha le sue necessità. Eppure, improvvisamente, compaiono degli spazi che prima non esistevano. Spazi vuoti che, all’inizio, possono persino fare paura. Perché per vent’anni, trenta, forse quaranta, la vita è stata soprattutto una questione di incastri: il lavoro, i figli, la scuola, la spesa, le vacanze organizzate pensando a tutti, i genitori da aiutare, le malattie, gli appuntamenti, le mille piccole responsabilità che riempiono le giornate fino a non lasciare quasi più spazio per chiedersi come stiamo noi. E quando finalmente qualcosa rallenta, una donna può trovarsi davanti a una domanda che non aveva più avuto il tempo di ascoltare: “E io, adesso, cosa voglio?”

Foto: Pinterest
È una domanda molto più profonda di quanto sembri. Perché molte donne sono state educate, più o meno esplicitamente, a considerare il proprio tempo come qualcosa che deve essere giustificato. Un’ora per sé? “Prima devo finire tutto.” Un viaggio da sola? “Ma gli altri cosa penseranno?” Un corso di pittura, di fotografia, di cucina o di lingua? “Ormai alla mia età…” Un pomeriggio senza fare niente? “Potrei approfittarne per sistemare casa.” Il problema è che, dopo anni passati a mettere continuamente le proprie esigenze in fondo alla lista, prendersi uno spazio può sembrare quasi una trasgressione. E invece non lo è. Avere uno spazio proprio non significa diventare egoiste. Significa tornare ad essere una persona intera, oltre ai ruoli che abbiamo ricoperto per gran parte della nostra vita. La psicologia del benessere nella mezza età considera infatti l’autonomia, la crescita personale, le relazioni e il senso di scopo elementi importanti del benessere psicologico. In altre parole, sentirsi bene non significa soltanto avere persone da amare e responsabilità da portare avanti, ma anche sentire che la propria vita ci appartiene.

Foto: Pinterest
Perché proprio a 50 anni?
Perché spesso questa è l’età in cui la vita comincia, lentamente, a restituire qualcosa. I figli crescono. Alcuni diventano adolescenti, altri giovani adulti, altri ancora iniziano a costruire la propria vita. E qui può esserci un passaggio psicologico fondamentale: smettere di essere indispensabile in ogni momento non significa smettere di essere importante. Sono due cose completamente diverse. Una madre può amare profondamente i propri figli senza essere disponibile ventiquattro ore su ventiquattro. Può ascoltarli senza risolvere ogni loro problema, può esserci senza organizzare ogni dettaglio della loro vita e può, soprattutto, permettersi di avere una vita che non ruota esclusivamente intorno a loro. Gli studi sulle donne nella mezza età descrivono proprio il “riscoprire se stesse” e il riequilibrio tra vita familiare e vita personale come alcune delle grandi sfide e delle grandi opportunità di questa fase della vita.
Ed è forse una delle cose più belle che possono accadere a 50 anni: non perdere il proprio ruolo di madre, ma smettere di confonderlo con la propria identità.

Foto: Pinterest
C’è una parte di te che forse hai lasciato aspettare
Forse quando avevi venticinque anni volevi viaggiare. Poi sono arrivati i figli. Forse volevi studiare e poi c’è stato il lavoro. Forse desideravi imparare a suonare uno strumento, ma c’era una casa da mandare avanti. Forse volevi aprire un piccolo negozio, scrivere, dipingere, ballare, cambiare professione, imparare una lingua o andare a vivere per qualche mese all’estero. E magari non hai rinunciato davvero a nessuno di quei desideri. Li hai semplicemente rimandati. “Lo farò più avanti.” Il problema è che quel “più avanti” a volte è diventato dieci, quindici o vent’anni dopo. E allora, a 50 anni, può arrivare un momento sorprendentemente potente: capire che quel sogno non è scaduto. Forse è cambiato, forse non vuoi più fare esattamente quello che desideravi a 25 anni, ma quella parte di te che aveva curiosità, entusiasmo, desiderio di imparare e di scoprire il mondo è ancora lì. Aspetta soltanto che qualcuno le faccia spazio.

Foto: Pinterest
Non serve rivoluzionare la propria vita
Ed è qui che molte donne si confondono. Pensano che riprendersi la propria vita significhi mollare tutto, lasciare il lavoro, partire, cambiare casa o fare qualcosa di completamente folle. Non necessariamente. A volte la rivoluzione comincia con due ore alla settimana che nessuno può prenotare al posto tuo. Può essere un corso, una passeggiata, la palestra, un libro letto lentamente, la fotografia, il giardinaggio, una lingua straniera, un laboratorio di ceramica, la scrittura, la musica o semplicemente un caffè preso da sola in un posto che ti piace. Non importa quale sia l’attività. Importa che, mentre la fai, tu non sia soltanto la madre di qualcuno, la moglie di qualcuno, la collega di qualcuno o la persona che deve occuparsi di qualcosa.
Sei semplicemente tu.
E questi spazi possono avere un valore psicologico molto più grande di quanto siamo abituati a pensare. Una ricerca internazionale che ha seguito adulti più anziani in 16 Paesi ha trovato un’associazione tra avere un hobby e livelli più bassi di sintomi depressivi, oltre che livelli più elevati di felicità e soddisfazione per la vita. Non significa che un hobby sia una cura per ogni problema, naturalmente, ma suggerisce quanto possa essere importante continuare ad avere qualcosa che appartiene a noi e che ci dà piacere.

Foto: Pinterest
Forse dovresti smettere di chiederti se “te lo puoi permettere”
E qui non parliamo soltanto di soldi. Parliamo soprattutto di quella domanda che molte donne si fanno: “Posso permettermi di dedicare tempo a me?”. A cinquant’anni, la risposta dovrebbe essere sì. Non perché hai finalmente “guadagnato” il diritto di farlo dopo aver dedicato anni agli altri, ma perché il tuo benessere non dovrebbe essere sempre subordinato ai bisogni di chi ti sta intorno. Una ricerca sul tempo personale nei genitori di mezza età ha rilevato che, nei giorni in cui le persone avevano la possibilità di dedicarsi del tempo, riportavano meno emozioni negative e una migliore capacità di recuperare dallo stress. Il tempo personale, quindi, non è necessariamente tempo sprecato: può essere una forma concreta di recupero psicologico. E forse è proprio questo il punto che una donna dovrebbe ricordare a se stessa: non stai perdendo tempo quando fai qualcosa che ami. Stai recuperando una parte di te.

Foto: Pinterest
A 50 anni non devi diventare un’altra donna
Forse il messaggio più importante è questo. Non devi ringiovanire, non devi dimostrare niente e non devi trasformarti nella versione perfetta e indipendente di te stessa che i social sembrano pretendere. Devi soltanto ricominciare, con calma, a chiederti che cosa ti piacerebbe fare se, per una volta, non dovessi pensare immediatamente a cosa serve agli altri. Potrebbe arrivare una risposta piccola. Potrebbe essere un viaggio, un corso, un’amica che non vedi da anni, un sogno rimasto in un cassetto. Potrebbe persino essere il desiderio di avere una domenica pomeriggio tutta per te, senza sentirti in colpa. E va bene anche quello. Perché forse la vera conquista dei 50 anni non è avere finalmente tutto sotto controllo. È non sentire più il bisogno di controllare tutto. Lasciare che i figli facciano le proprie esperienze, lasciare che gli altri risolvano qualche problema da soli, lasciare che la casa non sia perfetta, lasciare qualche spazio vuoto nell’agenda. E dentro quello spazio ricominciare lentamente a incontrare una donna che per anni è stata lì, ma che aveva sempre qualcosa di più urgente da fare. Tu. E forse questo è il regalo più bello che puoi farti a cinquant’anni: non ricominciare da zero, ma ricominciare da te.

