La parola è magia: l’incantesimo invisibile che crea la nostra vita
La parola è magia. Non nel senso leggero e decorativo del termine, ma in quello più antico, primordiale e potente. La parola crea. Quando descriviamo, diamo forma. Quando leggiamo, immaginiamo. Quando ascoltiamo, permettiamo a qualcosa di nascere dentro di noi.

Foto: Zen

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Attraverso le parole siamo capaci di costruire mondi infiniti, mondi che iniziano a vivere al di là della nostra voce e del nostro corpo. Dal nulla, davanti agli occhi, possiamo far balzare immagini di lupi che attraversano foreste innevate, fiumi lenti che riflettono la luna, paesaggi sospesi come se fossero usciti da un dipinto impressionista. Tutto questo accade senza materia, senza peso, senza confini. Solo grazie a una sequenza di suoni e di segni.

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Una parola, ripetuta una volta, è un suono. Ripetuta cento volte, è un pensiero. Ripetuta un milione di volte, diventa un incantesimo. La ripetizione le dà potere, la carica di significati, la trasforma in qualcosa che agisce su di noi. In quel momento non siamo più semplici esseri che parlano: diventiamo streghe moderne, custodi inconsapevoli di formule antiche. Tenere una parola tra le mani è come tenere una fiamma: può scaldare, illuminare, ma anche bruciare. Eppure accade anche il contrario. A forza di essere abusata, una parola può perdere la sua forza, svuotarsi, diventare solo un suono molle, una gelatina che si scioglie sulla lingua senza lasciare traccia.
Succede spesso nel nostro tempo, dove le parole vengono consumate con la stessa velocità con cui scorriamo immagini sugli schermi.
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Ci sono parole che non chiedono di essere capite, ma ripetute. Diventano mantra. Ripeterle è come creare una cantilena segreta che si attacca all’anima, una vibrazione costante che lavora in silenzio. Le parole-mantello ci avvolgono, le parole-chiave aprono porte, le parole-ombra ci seguono per anni senza che ce ne accorgiamo. “Non sono abbastanza.” “Devo dimostrare.” “Non è il momento.” Oppure: “Sono pronta.” “Mi fido.” “Posso.” Ogni mantra lascia conseguenze. Non esistono parole innocenti quando vengono ripetute a lungo.

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La lingua che gli esseri umani usano è pura magia. Non è solo uno strumento di comunicazione, ma un atto creativo continuo. Ogni parola pronunciata è un gesto, ogni frase una scelta, ogni silenzio un significato. Ogni parola può diventare un incantesimo: un incantesimo di guarigione o di ferita, di apertura o di chiusura, di amore o di paura. Il potere delle parole sta anche nel fatto che non possiamo riprenderle indietro. Una volta pronunciate, iniziano il loro viaggio.

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Le parole dette galleggiano nell’aria come se fossero protette da sfere d’argento. Invisibili, ma presenti. A volte restano lì, sospese, inermi e immortali, per un’intera vita. Possono riaffiorare dopo anni, intatte, con la stessa forza del primo giorno. Altre parole, invece, svaniscono subito, come se non fossero mai state pronunciate. Ma anche quelle, in qualche modo, lasciano un’eco. Nulla si perde davvero quando passa attraverso la voce.
Ci sono frasi che ci hanno costruito. E frasi che ci hanno limitato. Parole dette troppo presto, troppo tardi, o mai dette affatto.
Forse non ci rendiamo conto abbastanza di quanto le parole che usiamo ogni giorno stiano disegnando la nostra realtà. Le parole con cui ci raccontiamo, con cui definiamo il nostro corpo, il nostro lavoro, le nostre relazioni, il nostro tempo.
La nostra vita prende forma anche lì, in quel dialogo silenzioso che abbiamo con noi stessi. Nelle parole che scegliamo di usare. E in quelle che scegliamo di smettere di pronunciare.
Perché, alla fine, le parole rimangono lo strumento più potente che abbiamo per creare la nostra vita. Sono invisibili, leggere, impalpabili. Eppure sanno costruire mondi, distruggerli e ricrearli da capo. Basta una parola diversa. E l’incantesimo cambia.


