Il silenzio della neve

Nel silenzio della neve ritrovo me stessa, spogliata dal rumore, leggera come un pensiero che finalmente si posa. La neve non chiede, non giudica: copre, protegge, rallenta. E in quel bianco assoluto ogni emozione diventa più chiara, ogni battito più vero. È lì che torno a respirare piano, ad ascoltarmi davvero, a ricordare chi sono quando il mondo tace e resta solo l’essenziale.  A volte le cose più vere rimangono invisibili agli occhi, ma danzano nell’anima come fiammelle sospese, fragili eppure eterne. Ci ricordano che il cuore vede con lo sguardo profondo delle vite passate, con una memoria che non ha bisogno di tempo né di spiegazioni. E allora il silenzio diventa maestro: non fa rumore, non si impone, ma svela più verità di un milione di tomi sfogliati in fretta.

Foto: Zen

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Perché ciò che è autentico non chiede di essere dimostrato, solo ascoltato. La neve cade lenta, con un ritmo ipnotico che addomestica il tempo e lo trasforma in attesa. Parla di segreti custoditi nel bianco, di alberi silenziosi vestiti di luce, di animali freddolosi che conoscono l’arte di resistere senza clamore. Parla del seme sepolto nel ventre della terra, invisibile, paziente, ma già consapevole della propria fioritura. È una danza infinita, la sua, che non promette ma suggerisce, che accende speranza nel buio più assoluto e ci ricorda, con dolce fermezza, che tutto segue un ciclo e che nulla va davvero perduto.

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Mi avvolgo nel mio mantello caldo, mentre una luce magica mi circonda e la temperatura scende piano, come se il mondo volesse rallentare con me. Sulla terrazza resto immobile, presente, assaporando l’istante: il freddo sulla pelle, il silenzio che consola. La casa nel bosco si fa più eterea, quasi trasparente, e mi dona quella quiete del cuore che non ha bisogno di parole. È un luogo sospeso nel tempo, a tratti irreale, come se fosse scivolato fuori dalla fiaba più bella. C’è il candore delle cose buone e giuste, quelle che non si cercano
ma arrivano, inaspettate e preziose, a ricordarci che la magia, a volte, sceglie proprio noi.

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Ma poi il calore ritorna, lieve, come un respiro antico che conosco bene. Il ghiaccio si scioglie senza rumore e il cuore, pur segnato, resta intatto. Capisco che non è fuga questo desiderio, ma appartenenza. Perché il bosco mi ha insegnato che nulla si ferma davvero e che anche la quiete è movimento.

Così apro gli occhi, lentamente, portando con me questo silenzio sacro, sapendo che ogni volta che ne avrò bisogno potrò tornarci: in un fiocco di neve, in un ricordo, in me stessa.

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