Samhain – il respiro tra i mondi
C’è un momento dell’anno in cui il tempo si ferma. La luce si fa più morbida, l’aria più densa, e il silenzio della terra diventa quasi sacro. È Samhain, la soglia tra la vita e il mistero, tra ciò che vediamo e ciò che solo il cuore può comprendere. È il tempo in cui la natura si ritira, ma non muore: si trasforma, custodendo nel buio la promessa della rinascita.

Foto: Zen

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Da sempre, l’essere umano sente questo passaggio. Gli antichi Celti lo chiamavano la notte fuori dal tempo, il momento in cui il velo tra i mondi si assottiglia e le anime dei defunti possono attraversare. Ma non era paura, era un atto d’amore: una celebrazione della continuità, della ciclicità di ogni cosa. Samhain ricorda che la fine non esiste davvero, solo il cambiamento. Quando entro nel bosco in questi giorni, lo sento. L’odore delle foglie bagnate, il canto del vento tra i rami, il suono lieve dei miei passi sulla terra morbida. Tutto parla di ritorno, di casa. Il bosco mi accoglie come una madre antica, mi avvolge, mi invita al silenzio. E nel silenzio, qualcosa in me si risveglia: una voce sottile, dolce e antica. È la mia parte più profonda, quella che conosce il linguaggio degli alberi e il ritmo della luna.

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In questo tempo divento strega – non per incantesimo, ma per memoria. Strega come donna che ascolta, che sente, che vive in armonia con ciò che la circonda. Una strega è colei che cammina nella natura e vi riconosce se stessa. È la custode dei cicli, del respiro, del mistero. È colei che sa che l’universo vive anche dentro di lei. Samhain è un ritorno alla verità: non abbiamo bisogno di nulla al di fuori di noi per essere completi. Tutto ciò che cerchiamo – pace, saggezza, forza, amore – riposa già nel nostro cuore. Basta fermarsi, chiudere gli occhi, respirare, e ricordare.

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