Il rosa salverà il mondo
A qualcuno potrà sembrare un po’ ingenuo pensare che a salvare il mondo possa essere un colore. E poi proprio il rosa. Quel rosa che per anni ci hanno consegnato insieme alle bambole, ai fiocchetti, alle principesse e a tutto ciò che doveva ricordarci, fin da piccole, che una donna deve essere dolce, carina, gentile e possibilmente mai troppo rumorosa. Il rosa, insomma, come una specie di piccolo recinto color pastello dentro il quale stare composte. E invece io penso che sia arrivato il momento di dargli un altro significato.

Foto: Zen

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Il rosa potrebbe diventare il colore della nostra forza. Non quella forza muscolare, rumorosa, che ha bisogno di imporsi sugli altri per dimostrare di esistere. Parlo di una forza molto più femminile e, proprio per questo, forse molto più potente: quella capacità di andare avanti anche quando siamo stanche, di ricominciare quando qualcosa finisce, di prenderci cura degli altri senza dimenticarci completamente di noi stesse. La forza di dire no senza sentirci in colpa, di alzare la voce quando serve e di smettere, finalmente, di chiedere il permesso per essere ciò che siamo. Noi donne, del resto, siamo state allenate per tutta la vita a farcela. Sappiamo organizzare una famiglia, un lavoro, una cena, una vacanza e probabilmente anche la vita emotiva di altre quattro persone contemporaneamente. Ci ricordiamo dei compleanni, delle scadenze, di chi non sta bene, di cosa manca nel frigorifero e di quella telefonata che qualcuno ha dimenticato di fare. E poi, la sera, troviamo anche il tempo per domandarci se siamo state abbastanza brave. Forse è proprio qui che dovremmo cambiare qualcosa. Non dobbiamo necessariamente diventare ancora più brave a fare tutto. Dovremmo diventare più brave a scegliere cosa vogliamo fare e, soprattutto, a smettere di pensare che dobbiamo farlo sempre da sole.
Perché la vera forza delle donne non sta nel diventare supereroine solitarie. Sta nel sostenerci.

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Nel guardarci senza sentirci necessariamente in competizione. Nel dire a un’altra donna: «Vai, provaci, io sono dalla tua parte». E magari, qualche anno dopo, ricevere la stessa frase da lei. Immaginate cosa potrebbe succedere se una parte di tutte quelle energie che spendiamo per confrontarci, dubitare di noi stesse, chiederci se siamo abbastanza belle, abbastanza giovani, abbastanza intelligenti, abbastanza magre o abbastanza di qualsiasi cosa ci venga richiesto di essere, la usassimo invece per sostenerci a vicenda. Sarebbe una piccola rivoluzione. E, conoscendoci, probabilmente riusciremmo a organizzarla anche molto bene.
Ecco perché mi piace il rosa. Non tanto per il colore in sé, quanto per la sua ironia.

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Perché qualcosa che per tanto tempo è stato usato per renderci più graziose può diventare il simbolo di una donna che non ha più intenzione di essere soltanto graziosa. Possiamo avere le unghie rosa e idee molto precise. Possiamo indossare un vestito rosa e guidare un’azienda. Possiamo essere dolci e avere dei confini invalicabili. Possiamo piangere, avere paura, sbagliare, cambiare idea e poi rialzarci. Non dobbiamo scegliere tra essere femminili ed essere forti, come se le due cose non potessero stare nella stessa persona.

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Forse, allora, il mondo non lo salverà davvero il rosa. Ma potrebbe salvarlo una generazione di donne che finalmente decide di prendersi in mano la propria vita. Donne che usano la propria voce, il proprio talento, la propria intelligenza e anche la propria sensibilità. Donne che non aspettano più di essere invitate al tavolo, ma si siedono. Donne capaci di dire «basta» quando qualcosa non va e, con la stessa convinzione, «perché no?» quando si presenta un’occasione. Donne che aprono una porta a chi viene dopo di loro, che tendono una mano a chi in quel momento non ha abbastanza coraggio e che smettono di sentirsi in colpa quando chiedono ciò che meritano. E se nel frattempo indossiamo anche qualcosa di rosa, tanto meglio. Perché se dobbiamo cambiare il mondo, possiamo almeno farlo con un po’ di stile. E poi c’è una cosa in cui credo davvero: l’ottimismo non è ingenuità. A volte è una forma di coraggio. Credere che qualcosa possa cambiare è il primo passo. Decidere di essere noi a cambiarla è il secondo. Farlo insieme è probabilmente il più importante.

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Quindi sì, lasciatemi dire che forse il rosa salverà il mondo. Non perché sia rosa, ma perché dietro quel colore ci saremo noi. Donne che hanno smesso di aspettare il momento giusto, il permesso giusto, l’approvazione giusta. Donne che hanno capito che essere forti non significa diventare qualcun’altra, ma prendere tutto quello che siamo — anche le nostre fragilità, la nostra ironia, la nostra sensibilità — e trasformarlo in energia. E se proprio dobbiamo salvare il mondo, facciamolo insieme. E magari, per una volta, vestite di rosa.

