La felicità è la strada

Parto con tre grandi citazioni, mai come oggi attuali, ma anche frasi, che sarebbe benne ricordare. Sempre.

Non c’è strada che porti alla felicità. La felicità è la strada

Siddharta Gautama

La felicità dipende da noi stessi

Aristotele

La felicità è come una farfalla; più cerchi di inseguirla, più ti eluderà. Ma se sposti la tua attenzione su altre cose, si siederà dolcemente sulla tua spalla.

Henry David Thoreau

Non ci sarebbe molto da aggiungere, se non fosse che la felicità ai giorni nostri rimane sí, lieve come una farfalla, ma al contempo anche complessa materia di studio, che gli scienziati cercano di misurare, pur non riuscendoci mai. Se doveste chiedermi cos’è la felicità per me, risponderei che è soprattutto il mio tempo, il tempo libero, quello che si presenta disponibile a venir usato cosí, come più i piace, senza regole e costrizioni, speso a fare ciò che ami senza sentirti in colpa e magari in compagnia delle persone che ti fanno stare bene. Ma questo è un optional, perchè il mio tempo libero è stupendamente incantato e meravigliosamente magico anche quando sono sola e felicissima di esserlo.

Foto: Zen

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Ci sono tanti momenti che mi fanno sentire felice. Sono fortunata nel poter dire, che molti sono presenti anche quando lavoro, perchè so che non è da poco fare un lavoro che ami e che ti fa sentire bene. È la fortuna di lavorare e divertirsi al contempo, senza alcuno sforzo e con il sorriso. È la fortuna di lavorare da sola, anche se ciò che fai dipende sempre pure dagli altri, ma il motore di vita ed energia sei tu. Ma piacere e felicità non sono la stessa cosa, essere felici muove dentro di noi dei meccanismi primordiali, che proprio in quanto tali ci rendono tutti simili. Pur essendo circondata da molti beni materiali, è quando riesco a toglierli, o per lo meno a spostarli, che ritrovo la felicità delle piccole cose. La roccia calda sulla quale siedo, il libro da leggere con l’anima, la musica del mare che si infrange e sempre ritorna, il ricordo di un viaggio lontano che mi ha cambiata per sempre.

Foto: Zen

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Non è cosí ovvio pensare che la felicità sia in noi stessi. Indaffarati a lavorare, guadagnare, pensare a nove soluzioni, lanciarci in avventure sempre nuove e diverse, abbiamo la brutta abitudine di distanziarci da ciò che è vero. Mettere nelle mani di qualcun altro il nostro essere felici è l’errore più comune e anche quello più grande. Se da una parte ci liberiamo di una responsabilità cosí grande e impegnativa (ma anche bella), dall’altro affidiamo a un’altra vita ciò che ci spetta per dovere. E quando ce ne rendiamo conto può essere tardi, nel senso che il dolore è già iniziato e andiamo dritti sparati verso un percorso di convalescenza che a volte dura all’infinito. A volte è importante mettere i punti alle situazioni che ci portano lontano da noi stessi e invece di adoperare tanta energia per cambiare gli altri, sarebbe più giusto impegnarsi a capire meglio i meccanismi della felicità.

Foto: Zen

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Questa estate non mi sono più chiesta se sarò all’altezza, se arriverò dove voglio andare, se dietro all’angolo c’è un bel cespuglio di ortensie blu che mi aspetta. Ho solo levato lo zaino che non mi serviva più, ho messo il mio costume preferito e mi sono tuffata in mare con l’intento di levare ciò che non serve. E la cosa incredibilmente vera è che mi sento davvero bene.

 

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