In un mondo che va a rotoli

Oggi, mentre guardo fuori dalla finestra, il cielo è di un azzurro così chiaro che quasi sembra respirare con me. È quel tipo di azzurro che ti ricorda l’infanzia, le mattine estive senza fretta, la sensazione di infinito. Lo chiamo baby blue, e in questo momento sento che più che mai rappresenta qualcosa di necessario: un rifugio interiore in un mondo che sembra girare sempre più veloce e diventare instabile, sgradevole, spesso persino spaventoso.

Foto: Zen

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Ci sono giornate in cui apri i giornali, ascolti le notizie e senti che tutto intorno a te vacilla. Le tensioni politiche, le guerre, i cambiamenti climatici, le ingiustizie… tutto questo pesa sulla mente, anche quando cerchi di mantenerla lucida e calma. Ecco, è proprio in questi momenti che staccare la spina diventa quasi terapeutico. Lasciare che la vita scivoli addosso senza giudicare, godere della compagia di un gatto rosso a tre zampe, aspettare che quel raggio di sole faccia finalmente capolino dalla nuvola. É un respiro.

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Il colore apre finestre invisibili dentro di noi, lasciando entrare aria leggera e serena, quando tutto intorno è pesante. L’abito diventa una scelta per sentirsi meglio. Diventa il prolungamento della nostra identità, quella più sottile, che parla soprattutto quando il mondo si rifiuta di ascoltarla. Abito come sinonimo di bellezza e al contempo di maschera, quella che indossiamo per darci coraggio e diventare la versione migliore di noi stessi. Così mi confondo con il cielo, assaporo il suo essere azzurro senza chiedere nulla in cambio, mi fondo con qualche nuvola e per qualche secondo mi sembra di volare. Il mio cuore, comunque, è già lassù.

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Il vento accarezza il mio viso e con ogni soffio sento il mondo un po’ più vicino e un po’ più mio. Il mio sguardo si perde tra le ombre e le luci di questa piccola piazza dominata dai toni azzurri e da un gatto rosso, e per un attimo ogni pensiero si dissolve. Indosso me stessa come un abito leggero, con la leggerezza di chi sa che la bellezza nasce dal dentro. Mi mescolo ai colori del giorno, alle nuvole che scorrono lente, e sento che anche il silenzio ha voce, basta ascoltarlo.

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All’improvviso mi ricordo che possiamo respirare, rallentare e trovare punti di equilibrio. Non cancelliamo le difficoltà, ma possiamo sempre decidere di affrontarle con più chiarezza, con meno pesantezza.  Per questo mi piace pensare alla primavera come a un invito alla leggerezza. Non leggerezza superficiale, ma profonda, interiore. Spegnere tutto per ricominciare a respirare, lentamente, significa riconnettersi con sé stesse, con il proprio respiro, e, forse, con un frammento di speranza che il mondo, nonostante tutto, può avere ancora spazi di bellezza.

 

 

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