La lentezza di luglio

Come in un film a rallentatore. La lentezza dell’estate a pre nuove porte alla vita, ti fa camminare piano e respirare con considerazione, ti dona la possibilità di fare spazio al nuovo e lasciar andare il vecchio. È come dire addio a un ciclo per iniziarne un altro. Fare ordine è essenziale, perchè la nostra mente è pena di cassetti che son lì per contenere i pensieri: quelli belli da conservare e quelli meno belli da archiviare. Nonostante le notti insonni e il desiderio di libertà e di vacanze, anche in città si è contagiati dall’atmosfera informale che accompagna questo mese tanto caldo. È un po’ come se fossimo tutti già in ferie, anche se magari ci troviamo ancora a lavorare o a studiare. Eppure…l’estate profuma sempre di lentezza, con le cicale sempre piú rumorose e le zanzare che sanno rendere le notti una vera e propria caccia all’intruso.

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Ma va bene così. In questo vortice di lentezza ritrovo me stessa, un po’ stanca del lavoro, forse un po’ meno briosa e piú pensierosa, ancora intenta a non farmi troppo coinvolgere dal mondo, intenta a lasciare fuori dal cancello della mia anima ció che non serve. Perché alle donne è chiesto uno sforzo doppio, rispetto al già complesso rapporto con il nostro tempo. Costrette a rincorrerlo continuamente, pur essendo di animo lento, istintivamente. Nella cura materna. Nel sentire. Nello stare nello spazio in cui si muovono, ogni giorno. Guardo i giardini pieni di fiori, le rose intricate che si innalzano ovunque, questa voglia incessante della terra di crescere, cambiare, donare. Solo osservando imparo tantissimo, metto me stessa al posto giusto, mi ridimensiono e divento seme sul suolo, non essenziale, ma importante. Ed è così che dovrebbe essere per tutti.

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Foto: Zen

Non credo che il piacere consumi e il lavoro fortifichi, noto invece che abbiamo sempre meno tempo per noi stessi e veniamo sempre piú rapidamente inghiottiti da società e sistemi che non sembrano neppure umani. E in un soffio finisce, l’estate, così come la vita, lasciano a chi resta il compito di continuare, nonostante tutto. Allora mi piace immagine che, forse da qualche parte, esiste addirittura la possibilità di rimanere per sempre abbracciati a luglio, il mese lento, per leccarci in pace le ferite, curarle e chiuderle, per reinventare noi stessi e diventare migliore. O, anche, semplicemente per esserci davvero, fino in fondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.