Quando le farfalle sanno anche ascoltare

Quanto rumore fa il mondo in cui viviamo. Un mondo pieno di brusii, suoni e parole che si attaccano ovunque lasciando segni indelebili, che con il passare del tempo diventano cicatrici. In un vortice incredibile di lettere e rumore ci ritroviamo senza fiato, alla ricerca di un po’ d’aria sincera e senza avere l’impressione che, nuovamente, dobbiamo correre. È un mondo complesso e allo stesso tempo straordinario, che proprio in questo momento della nostra esistenza sta regalandoci il massimo dello sviluppo tecnologico. Mai come ora tutto è possibile, realizzabile e raggiungibile, molte volte anche a scapito dell’individuo: non è raro perdersi in questo mare di informazioni.

Foto: Zen

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Il solo fatto di sedermi sul divano con in mano un libro, mi consola. Mi permette di fermare il tempo per immergermi nella pagine ritmiche di qualcosa che ho voglia di leggere. Come un tempo, quando i pomeriggi erano scanditi dal rumore del frigorifero e tutto intorno lentamente scemava. Da noi mancava sempre la luce e da bambina adoravo stare in cucina con mia madre, che accendeva tutte le candele. Erano bianche, con la cera che colava e ai miei occhi sembravano magiche. Il buio mi faceva paura, ma al contempo adoravo quei momenti sospesi nel tempo, in cui non sapevi se l’elettricità sarebbe tornata. Piccoli, grandi problemi di una generazione ora così lontana. E proprio in una di queste mie serate tranquille, nelle quali cerco di riordinare pensieri ed emozioni, mi imbatto in un articolo sull’effetto farfalla, che in campo psicologico parte da un semplice presupposto:

Lo sbattere delle ali di una farfalla può provocare un uragano in un’altra parte del mondo

Come dire che tutte le cose, anche quelle piú piccole e al primo impatto insignificanti, hanno in realtà le loro conseguenze. La farfalla poi è simbolo di femminilità, anche di una femminilità un po’ nascosta e appena accennata, insicura ma splendida nella sua leggerezza, fragilità e unicità. Credo che la farfalla rappresenti bene ciascuna di noi, anche nelle diverse fasi della vita. Il fisico e matematico James Yorke sosteneva che ci sono aspetti del nostro comportamento che, pur essendo lasciati al caso, sono in grado di segnare un prima e un dopo. Di cambiare tutto. Di avere un certo impatto su chi e cosa ci circonda e non sempre ne siamo pienamente consapevoli. L’effetto farfalla e la teoria del caos invitano a non formulare previsioni accurate a lungo termine. Piccole variabili possono modificare, in larga misura, i risultati. È un po’ un consiglio di vivere qui ed ora, senza crucciarci troppo sul futuro, che rimane comunque una grande incognita.

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Ho pensato allora a tutte noi donne, in giro per il mondo, quante farfalle uniche e stupende impegnate a fare ognuna le sue cose. Tante volte anche a parlare, troppo, senza sentire o ascoltare, ma è proprio in tempi come questi che essere ottimi ascoltatori risulta essere una virtú rara e vincente. Le parole, queste parole che fanno così tanto rumore, si appoggiano ovunque, attaccandosi alla pelle di chi viene tirato in ballo e molte volte non è neppure presente. È forse per questo che sono così amica del silenzio, lo trovo un compagno squisito e saggio, che non delude mai. Un porto sicuro nel quale trovare ristoro, che mi spinge a fare un tuffo nelle mie risorse personali per scoprirmi nuova, diversa, piú attenta e meno influenzata dal rumore. L’effetto farfalla ci ricorda che a volte possiamo essere come quel sasso che viene lanciato in uno stagno e che inizia a generare onde e ancora onde sulla superficie dell’acqua. Magari all’inizio non le notiamo, ma con il tempo si espandono e arrivano lontano, così come le parole non sono mai “solo parole”, ma schegge di vetro che si infilano sotto la pelle. Anche sotto quella di chi le pronuncia.

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Ma le farfalle sanno anche ascoltare. Non tutte, questo è vero, è raro trovarle attente e sensibili, e quando capita hai subito voglia di fartele amiche. Peró è una dote che si può imparare, la alleniamo un po’ come gli addominali in palestra. Che di questi tempi abbiamo anche la tendenza a pensare al corpo e dimenticare lo spirito, come se contasse l’involucro anzichè l’essenza.

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